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06 feb 2015

Stresa perde lo sportello di Carciano, protestano i sindacati

Tagli, riduzioni e anche qualche chiusura. Il piano industriale di Poste italiane prevede anche per il Vco e il Novarese «lacrime e sangue», con riduzioni di giorni apertura di numerosi uffici postali e addirittura la chiusura dell’ufficio di Carciano, frazione del comune di Stresa. I sindacati non ci stanno.  «Meno di dieci anni fa nel Verbano Cusio Ossola c’erano oltre 400 persone che lavoravano negli uffici postali e oggi sono meno della metà per 86 uffici - afferma Liana Righi, coordinatrice del

sindacato Spl Cisl del Vco - una situazione al limite del sopportabile, ma che con il nuovo piano diventerà insostenibile. Ci dicono che devono contenere i costi, ma così chiude l’azienda».
«Colpiti i piccoli paesi»

Righi snocciola nomi e dati per meglio chiarire cosa li, e ci aspetta, da oggi in avanti. «Non solo spariscono a Stresa gli uffici delle frazione Carciano, è già sparito Magognino, e Pella in provincia di Novara - prosegue la Righi -. Altri sei uffici oggi aperti sei giorni la settimana si vedranno ridurre l’apertura a soli tre giorni: sono Antrona Piana, Bee, Cossogno, Macugnaga, Miazzina e Premeno. 

Si aggiungo a quelli che sono già in queste condizioni da tempo come Arola, Aurano, Brovello, Calasca, Caprezzo, Ceppo Morelli, Falmenta, Formazza, Forno, Gurro, Intragna, Iselle, Madonna del Sasso, Massiola, Ponte di Falmenta, Premia, Quarna Sotto, Vanzone con San Carlo. Bagnella, Loreglia e Quarna Sopra resteranno aperti due giorni la settimana». Non basta perché altri uffici importanti vedranno ridotto l’orario di apertura.
Le richieste all’azienda

«Siamo fortemente preoccupati perché a questi tagli si aggiunge la chiusura pomeridiana dell’ufficio postale di via Matteotti a Domodossola che si aggiunge alle chiusure pomeridiane di Villadossola e Baveno effettuate di recente - prosegue la coordinatrice di Cisl Slp - la motivazione adottata è surreale: manca personale. Basterebbe assumere, ma non lo fanno. E pensare che quello che abbiamo di fronte è il piano del 2014; non c’è quello del 2015-2019. Quale sarà la prossima mossa dell’azienda? Non è difficile indovinarlo: ridotti i giorni di apertura, il prossimo passo sarà la chiusura di questi uffici che sono oltre tutto uffici in montagna che svolgono un servizio fondamentale. Abbiamo calcolato che entro pochi anni nel Vco resteranno aperti una ventina di uffici». Da qui la protesta e l’appello ai sindaci e alle autorità politiche ad intervenire per evitare ulteriori tagli.
(Di Vincenzi Amato su La Stampa)

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