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09 apr 2014

Stresa: Tassa di sbarco sulle isole. Il balzello di Stresa non è ancora in vigore: manca l’ok del ministero

Non scatterà da subito la tassa di sbarco per le isole Borromee: la nuova imposta, deliberata venerdì a maggioranza dal Consiglio comunale di Stresa, entrerà in vigore una volta ottenuto il via libera da parte del ministero dell’Economia e delle Finanze, che peraltro ne aveva, in un parere preventivo, confermato l’applicabilità.

L’importo, così come stabilito dal Consiglio, è di 50 centesimi per ogni sbarco per ogni isola, con l’eccezione dei residenti e dei

lavoratori: il turista, che decidesse di visitare le tre isole dovrebbe quindi mettere nel conto un supplemento di un euro e mezzo, che si aggiungerebbero ai 13,90 del biglietto della Navigazione e eventualmente ai 18,50 degli ingressi ai Palazzi Borromei dell’Isola Madre e dell’Isola Bella.

«E’ una scelta inevitabile - commenta il sindaco di Stresa Canio Di Milia - le isole Borromee richiedono investimenti importanti per mantenerne i servizi e non è pensabile che a coprirne i costi debbano essere i cittadini di Stresa mentre a beneficiarne sono tutti i comuni turistici». Aggiunge Di Milia: «Noi abbiamo stimato un introito, ma non avendo mai avuto i dati di traffico dalla Navigazione Lago Maggiore, solo in fase di applicazione si avranno delle certezze. Dati alla mano potremo valutare anche l’esenzione dalla tassa di sbarco per i turisti residenti negli alberghi di Stresa».

Come dire se soggiorni a Stresa non paghi la tassa di sbarco, ma se stai altrove sarà quello il contributo ai costi di mantenimento delle isole, che sono la prima attrazione turistica del Lago Maggiore.
«D’altronde si parla sempre di bacino turistico, ma i costi ricadono solamente su Stresa, l’esempio evidente sono la funivia del Mottarone e le Isole Borromee» conclude Di Milia.

L’ingegnere Marcello Coppola, direttore generale della Navigazione Laghi, preferisce limitarsi un «no comment» alla notizia dell’introduzione della tassa di sbarco: tra i punti più controversi, perché così prevede la legge, c’è infatti l’applicazione limitata al solo servizio di linea della Navigazione Lago Maggiore e la non ai barcaioli privati: a Stresa sono 49 le licenze.

Il punto è stato sollevato anche in consiglio comunale dal consigliere di opposizione Piero Vallenzasca. Non è da escludere che proprio la differenziazione tra servizio di linea e non possa spingere eventualmente la Navigazione Lago Maggiore, che è emanazione del Ministero dei Trasporti, a avviare un ricorso al Tar. Non manca peraltro qualche preoccupazione anche tra gli operatori del servizio non di linea: già il decreto Salva Roma, poi decaduto, aveva previsto l’equiparazione dei due servizi ai fini della tassa di sbarco.
(Di Luca Gemelli su La Stampa)

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