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8 nov 2009

Oggi Stresa è la capitale della narrativa


La Liguria degli anni Venti tra lusso e intrighi, il mondo del lavoro secondo un giovane napoletano, la musica di un pianista misterioso in una clinica psichiatrica, il dramma di una ragazzina in coma, la vita dell’adultera perdonata da Gesù. Queste le storie che oggi si contenderanno la finale dell’edizione di quest’anno del Premio Stresa di Narrativa.
A decidere sarà la giuria dei critici insieme a quella popolare dei trenta lettori, alle 17.00 come sempre all’hotel Regina Palace. Cinque anche quest’anno le opere in finale di autori noti ed esordienti: «Il pianista muto» di Paola Capriolo, «L’adultera» di Giuseppe Conte, «La futura classe dirigente» di Peppe Fiore, «Santa Maria delle battaglie» di Raffaele Nigro e «Islabonita» di Nico Orengo. Non ha bisogno di presentazioni il direttore di «Tuttolibri» scomparso a maggio a Torino: «Islabonita» è ambientato in Riviera negli Anni ’20, tra casinò e intrighi massonici. La moglie dello scrittore è attesa oggi a Stresa. Ci sarà anche il giovane Fiore, napoletano, classe 1981, con il suo primo romanzo, «La futura classe dirigente». In uno stile ironico e irriverente, narra la storia di un nevrotico ragazzo napoletano a cui si presenta la prima occasione di entrare nel mondo degli adulti: lavorare per una casa di produzione televisiva. Purtroppo le cose non vanno secondo i piani. Completamente diverso il tema scelto da Conte per il suo «L’adultera». Nel romanzo, lo scrittore ha immaginato la vita della donna palestinese sorpresa mentre tradiva il marito e che viene perdonata da Gesù che la salva dalla lapidazione a cui l’avrebbe condannata la legge umana. Vincitore del premio «Viareggio» nella sezione poesia, Conte ha ottenuto successo con i romanzi «Il terzo ufficiale» e «La casa delle onde». E’ invece ispirato a un fatto di cronaca «Il pianista muto» di Capriolo. L’autrice milanese di «L’Eulalia» e «Una luce nerissima» racconta in quest’ultimo libro del ritrovamento in un paesino dell’Inghilterra di un giovane in stato confusionale che, pur non sapendo dire chi sia o da dove venga, si mette a suonare magnificamente il piano. La sua musica ha un potere terapeutico sugli ospiti dell’ospedale psichiatrico in cui viene ricoverato. Dalla cruda realtà dei giorni nostri a un passato magico e affascinante: si sviluppa su due piani diversi la storia di «Santa Maria delle battaglie». Nel romanzo di Nigro una piccola statua della Madonna che si trova sul comodino di una stanza di ospedale, racconta a una quindicenne in coma fantastiche storie di re, feudi e battaglie. Nigro con le sue opere ha vinto i premi Grinzane Cavour, Campiello e Cesare Pavese.
Della giuria, presieduta dallo scrittore Gianfranco Lazzaro fanno parte anche Maurizio Cucchi, Orlando Perera, Marco Santagata e Ariberto Segala. L’ingresso è libero.Gianfranco Lazzaro, come sarà questa edizione del Premio?
«Abbiamo mantenuto un ottimo livello. Nel panorama attuale di narrativa minimalista, abbiamo dei buoni autori, editi da case importanti. In particolare penso a Nico Orengo, scomparso un mese dopo la selezione dei finalisti, che rappresenta la letteratura piemontese della seconda metà del Novecento. Per questo nel mio discorso di oggi dedicherò un momento di attenzione a lui».
Come si inserisce il Premio Stresa nel panorama nazionale dei premi letterari?
«Devo dire che il livello dei premi letterari attuali è basso. Purtroppo oggi c’è un abuso della cultura, con troppe manifestazioni senza spessore. In questo panorama la nostra è un’iniziativa di grande qualità, nata dall’idea di alcuni dei più grandi esponenti della letteratura italiana. Sono rimasto senza parole, come tutte le persone di buon senso, per lo scandalo del Grinzane. Noi andiamo avanti spendendo pochissimo. Sono orgoglioso però della nostra serietà e onestà, siamo indipendenti e nessuno mi ha mai offerto dei soldi per far vincere uno scrittore. Poi da noi vengono tutti volentieri anche se non ci sono fondi perché Stresa è sempre bella, come il Regina che ci ospita».
Con “Il cielo colore delle colline” lei è il vincitore della prima edizione. Che ricordo conserva?
«Stupendo. Lo stesso ricordo di quando si pensa alle cose belle come il sorriso del nostro primo amore. Erano tempi diversi, c’era un clima particolare. Quelle prime edizioni sono state magnifiche».
(Da La Stampa di Maria Elisa Gualandris)

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